VISIONARIE
(o del “Diritto di non essere interrotte”)
Questa galleria di ritratti femminili, visibile al Borgogioioso dal 6 al 26 marzo 2023, propone un gruppo di donne, del nostro passato recente o contemporanee, che con la loro vita hanno incarnato una “visione”, in anticipo sul futuro, in svariati campi: lo sport, la politica, l’arte, la professione, la moda, la scienza, il cinema, la musica, la poesia, la Chiesa.
Donne che in modi diversi, e con diversi accenti di voce, hanno reclamato il “diritto di non essere interrotte”, di potere dare compimento ai propri studi, di potere esercitare il proprio talento, di sviluppare una propria idea, di vivere i propri affetti, di esprimere il proprio punto di vista. Donne compiute, in ultima analisi, e complete in sé stesse. Donne che hanno generato altre donne. Che siamo noi oggi. Anche grazie a loro.

Liliana Cavani
Regista (Carpi 1933)
Liliana Cavani nasce a Carpi. Dopo la laurea in Lettere Antiche a Bologna si iscrive al Corso di Regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma e, mentre lo frequenta, vince un concorso Rai. Entra in contatto con un gruppo di funzionari tra cui Angelo Guglielmi. Incomincia una brillante attività di documentarista e realizza Francesco di Assisi (1966), il primo film prodotto dalla Rai. Seguiranno Galileo (1968); I cannibali (1969); L’ospite (1971); Milarepa (1972); II portiere di notte (1973); Al di là del bene e del male (1977); La pelle (1980); Interno berlinese (1985); Francesco (1989); Dove siete? Io sono qui (1993); II gioco di Ripley (2002); cui seguirà un terzo film su Francesco d’Assisi (2014).
Per Rai Fiction: De Gasperi. L’uomo della speranza. (2005); Einstein (2008); Troppo amore (2011). Sempre per la RAI il cortometraggio Clarisse (2012).
A partire dal 1979, anno in cui inaugura il Maggio Fiorentino con Wozzeck, realizza la regia di opere liriche per teatri italiani ed europei. Opere di regia teatrale: Filumena Marturano (2017); Il piacere dell’onestà (2018). Per la Scala: Ali Babà e i 40 ladroni di L. Cherubini (2018).
Premi: David Speciale alla Carriera (2012); Premio Robert Bresson (2018).
Per tematiche, stile e linguaggio, le opere della Cavani sono state spesso oggetto di discussione, se non di vera censura (Galileo non venne mai trasmesso dalla RAI).

Anna Molinari
Stilista (Carpi 1939)
Nel 1958 circa il 60% dell’esportazione italiana di maglie proveniva dalle minuscole aziende di Carpi. I mercati esteri del distretto emiliano contavano sia Paesi europei come Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Gran Bretagna, sia Paesi d’oltreoceano come gli Stati Uniti. Ed è proprio a Carpi nella piccola azienda di impianto familiare, il maglificio Molly, che Anna Molinari muove i primi passi. Nel 1977, insieme al marito Gianpaolo Tarabini Castellani, crea il noto marchio Blumarine. In meno di un decennio il marchio si afferma. Nel 1980 la stilista vince il titolo di “miglior creatrice dell’anno” al Modit. Riconoscimento che le permette di sfilare a Milano, l’anno seguente, con un primo fashion show in via Manzoni. Dal 1981 alla maglieria vengono affiancate le confezioni. Decisivi gli incontri con Walter Albini, padre del prêt-à-porter, da cui apprende come valorizzare la sua vena romantica, e con Moschino da cui impara a far sue l’ironia e la giocosità, caratteristiche che fonderà con successo prima in Blumarine, poi in Blugirl. Nel 1986 debutta ufficialmente sulle passerelle di Milano Collezioni, con una linea da lei interamente disegnata.
Tra i capi iconici il Blu-Vi, il cardigan in cachemire con collo in pelo di visone, amato fin da subito dalle star di Hollywood e le t-shirt, col logo Blumarine in Swarovski, che tutt’oggi vantano diverse imitazioni e declinazioni tra i vari stilisti concorrenti.
Le sue collezioni incarnano un ideale di donna fresca, giovane e molto femminile, proiettata in una dimensione onirica e quasi fiabesca. Soprannominata “signora delle rose” perché per i suoi abiti Anna si ispira alla bellezza eterna dei fiori, nel 2010 è stata insignita del prestigioso titolo di “Cavaliere del Lavoro” dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Monica Vitti
Attrice (Roma 1931 – ivi 2022)
Monica Vitti si iscrive nel 1951 all’Accademia Drammatica Silvio D’Amico di Roma, si diploma nel 1953. All’inizio si cimenta a teatro con i classici. Al cinema arriva lentamente e per vie traverse. La sua particolare voce roca è perfetta per il doppiaggio, nei film di Monicelli, Pasolini e Fellini.
La svolta decisiva è nel 1957: Michelangelo Antonioni, in cerca di una voce per il suo film Il grido, la vede a teatro e ne rimane incantato. Nasce un lungo sodalizio, professionale e privato, che segnerà il cinema italiano, con la “tetralogia dell’incomunicabilità” di Antonioni e che vede Monica Vitti musa e protagonista in L’avventura (1960), La notte (1961), L’eclisse (1962) e Deserto rosso (1964).
La tentazione verso i ruoli comici rimane irresistibile, così, tra un film di Antonioni e un altro, recita in alcune commedie. Nel 1964 l’incontro con Alberto Sordi la spingerà sempre più verso ruoli comici. Ma sarà Monicelli a consacrarla attrice di commedia con La ragazza con la pistola. Per la prima volta in Italia un film importante viene scritto, concepito e costruito sulle capacità comiche di un’attrice nei panni di protagonista assoluta. Mario Monicelli la ricorda così: “Nonostante facesse dei film con Antonioni, interpretasse personaggi da film muto, personaggi misteriosi, d’altri tempi, nella vita invece era vivace, divertente, piena d’umorismo.” Per il pubblico, Monica Vitti è l’unica mattatrice capace di stare accanto ai quattro colonnelli della commedia all’italiana: Sordi, Manfredi, Gassman e Tognazzi.
Tra i suoi tanti film: Il dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca (1970);  La donna che inventò la mossa (1970); Noi donne siamo fatte così (1971); Polvere di stelle (1973); Teresa la ladra (1973); Il fantasma della libertà (1974); L’anatra all’arancia (1975); Mimì Bluette, fiore del mio giardino (1976);  E poi Camere d’albergo (1980)  Tango della gelosia (1981); Io so che tu sai che io so (1982) e poi l’incontro con Roberto Russo, suo futuro marito, che la dirige in Flirt (1983) e Francesca è mia (1986).
La sua carriera è segnata da stupende contraddizioni: ha raggiunto il successo con il cinema pur essendo un talento teatrale, i suoi primi successi sono i film di Antonioni che consacra “diva dell’incomunicabilità” proprio lei, così amante del contatto con il pubblico che amava e che ha ricambiato il suo affetto sempre, nonostante il suo allontanamento dalle scene.
Muore nel 2022 a novant’anni dopo una lunga malattia degenerativa.

Fernanda Wittgens
Storica dell’arte (Milano 1903 – ivi 1957)
Fernanda Wittgens nasce nel 1903 a Milano, dove il padre insegna Lettere al Liceo Parini, si laurea a 22 anni in Storia dell’arte con una tesi sui pittori italiani dell’Ottocento. Nel 1928 diventa l’assistente del direttore dell’Accademia di Brera, Ettore Modigliani, un sodalizio che non si interruppe neanche quando il direttore venne allontanato in quanto ebreo a seguito delle Leggi Razziali nel 1938. Nel 1940 Wittgens diventa la direttrice di Brera, prima donna a ricoprire l’incarico in Italia. La sua vita fu interamente dedicata a salvare le opere del Museo e di Milano: una vera Monument Women. I capolavori vennero imballati, nascosti nei sotterranei della banca Cariplo e in altre località ritenute sicure e, dopo il bombardamento della notte tra il 14 e il 15 febbraio 1943, quadri come lo Sposalizio della Vergine furono trasferiti sui camion nelle province di Perugia e Orvieto. Wittgens non salvò solo le opere d’arte ma mise in salvo anche ebrei e perseguitati politici procurando loro rifugio e assistenza. A seguito di una delazione venne arrestata il 14 luglio 1944. La storica dell’arte rimase a San Vittore fino al febbraio 1945, poi fu trasferita in ospedale fino alla Liberazione. A guerra finita, con Modigliani, rientrato a Milano, si prodiga per la ricostruzione di Brera, colpita dai bombardamenti. A Wittgens si deve anche la comprensione della possibilità di salvare il Cenacolo di Leonardo, e l’intuizione di un restauro possibile che sarà iniziato soltanto decenni dopo. La ricostruzione di Brera viene portata a termine nel giugno 1950. Fernanda Wittgens muore prematuramente l’11 luglio del 1957. Dal 2014 è annoverata tra I Giusti delle Nazioni per il suo aiuto agli ebrei perseguitati.

Mamma Nina (Marianna Saltini)
Religiosa (Fossoli 1889- Carpi 1957)
Nella vita di Marianna Saltini c’è un prima e un dopo. Un prima in cui Marianna si sposa, diventa madre di sei figli e poi vedova. Un dopo in cui col nome di Mamma Nina fonda nel 1935 la Casa della Provvidenza dove si prende cura delle bambine abbondonate da famiglie povere e delle figlie delle prostitute. Nella Casa delle bambine lei sarà madre, sorella, educatrice, testimone di un amore senza frontiere in grado di superare ogni ostacolo. Il miracolo di Mamma Nina nasce dall’abbandono fiducioso nelle braccia della Provvidenza. Il cibo, un tetto, il vestiario e l’opportunità di una vita dignitosa non mancheranno mai alle sue bambine e la foto di gruppo con le ragazze in abito nuziale accompagnate dallo loro “mamma” sul sagrato della Cattedrale di Carpi attestano una fede incrollabile che ha visto proprio nelle figlie dell’abbondono e della miseria una irrinunciabile occasione di accoglienza umana e religiosa.
Le sue scelte furono osteggiate dalla famiglia, lo sposo di condizione sociale inferiore e le successive difficoltà economiche, e feroci furono le critiche dei benpensanti per i figli naturali affidati a istituti. Mamma Nina oppose a tutti la forza delle sue mani unite in preghiera per il bene delle sue bambine, non facendo mai mancare appoggio e preghiere ai figli e a tutti coloro che ha incontrato. Alla sua tavola sedettero benefattori e beati imparando che c’è un solo dovere: l’Amore per le ultime. Mamma Nina è stata riconosciuta Venerabile dalla Chiesa Cattolica.

Alfonsina Morini Strada
Ciclista italiana (Castelfranco Emilia, Modena, 1891 – Milano 1959)
Soprannominata “il diavolo in gonnella” fin da giovanissima si appassiona alla bicicletta e, nonostante l’opposizione della famiglia, partecipa a numerose competizioni locali, gareggiando al Giro di Lombardia nel 1917 e nel 1918. L’interesse per lei è così grande che le venne consentito di continuare il Giro d’Italia del 1924 fuori corsa, nonostante fosse arrivata fuori tempo massimo nella tappa di Perugia. Prima donna a partecipare al Giro d’Italia e pioniera del ciclismo femminile.
Alfonsina suscita il clamore dei cronisti e la curiosità del pubblico, ma viene sostenuta da diversi colleghi tra cui il campione Costante Girardengo. In seguito le viene negata la possibilità di partecipare al Giro, ma lei continua ad essere protagonista in numerose altre competizioni finché nel 1938, a Longchamp, conquista il record femminile dell’ora (35,28 km).

Souad Abderrahim
Politica tunisina (Sfax 1964)
Laureata in Farmacia presso l’università di Monastir, da studente è membro dell’Ufficio esecutivo del sindacato islamista dell’Union générale tunisienne des étudiants; nel 2011, durante la Rivoluzione dei gelsomini, si schiera nelle fila del partito islamico moderato Ennahdha. Nello stesso anno è eletta deputato all’Assemblea Costituente, dove presiede la commissione parlamentare sui diritti umani, difendendo i diritti delle donne nella nuova Costituzione tunisina. Alle elezioni comunali del maggio 2018 viene eletta sindaco di Tunisi, prima donna nella storia del Paese. Presiede inoltre la Federazione nazionale delle città tunisine (FNVT), associazione nazionale creata nel 1973 per sostenere e difendere gli interessi dei comuni e rappresentarli in organismi nazionali e internazionali. Tra le priorità della sua amministrazione: la lotta al terrorismo, il consolidamento del processo democratico e l’emancipazione femminile.
La Tunisia è l’unico Paese in cui la transizione verso la democrazia è avvenuta in modo pacifico. Oggi il partito Ennahdha è all’opposizione.

Nilde Iotti
Politica italiana (Reggio Emilia 1920 – Roma 1999)
Nata a Reggio Emilia da una famiglia modesta, nel 1942 si laurea, grazie a una borsa di studio, in Lettere e Filosofia presso l’Università Cattolica di Milano. Dopo l’8 settembre 1943 si iscrive al Partito Comunista Italiano e partecipa alla Resistenza tra le staffette e i Gruppi di difesa della donna. Aderisce all’UDI (Unione Donne Italiane) e nel 1946 viene eletta all’Assemblea Costituente entrando nella Commissione dei 75 che scrisse la Costituzione. Alla Costituente sostenne l’affermazione del principio della parità tra i coniugi, il riconoscimento dei diritti dei figli nati fuori dal matrimonio e delle famiglie di fatto. Al riguardo affermò: “Dal momento che alla donna è stata riconosciuta, in campo politico, piena uguaglianza, ne consegue che la donna dovrà essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e inferiorità in tutti i campi della vita sociale e restituita ad una posizione giuridica tale da non menomare la sua personalità e la sua dignità di cittadina.”
Deputata parlamentare per più di 50 anni, impegnata in difesa dei diritti delle donne e delle famiglie, convinta europeista, sostenitrice del ruolo centrale del Parlamento, fu la prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei Deputati, con più rielezioni dal 1979 al 1992, ad oggi la presidente rimasta in carica più a lungo nella storia della Repubblica Italiana.

Lidia Poët
Avvocata (Traverse 1855 – Diano Marina 1949)
Lidia Poët si laurea con il massimo dei voti in Giurisprudenza nel 1881 a Torino. Dopo la laurea, svolti due anni di pratica forense, supera gli esami da procuratore legale e chiede l’iscrizione all’Albo degli avvocati e dei Procuratori legali. Nel 1883 il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Torino votò, con 8 voti a favore e 4 contrari, la risoluzione di iscriverla, prima donna in Italia, all’albo degli avvocati patrocinanti. D’altra parte la legge professionale non negava l’accesso alle donne.
Celebrata dalla stampa femminile militante dell’epoca, la sua vicenda sembra aprire alle donne incoraggianti prospettive. Invece non è così. Contro la sua iscrizione all’albo cominciarono a diffondersi testi e articoli e la Corte d’appello di Torino decide di annullare l’iscrizione sostenendo che la professione forense dovesse essere qualificata come ufficio pubblico e come tale l’accesso era per legge vietato alle donne. La Cassazione di Torino confermò la pronuncia d’Appello.
La sentenza, e ancor di più le motivazioni che l’accompagnarono, suscitarono molto scalpore. Da un lato i movimenti femministi e le forze progressiste, cui si unirono l’avvocato torinese De Sio e il consiglio dell’ordine degli avvocati di Venezia, dall’altro gli oppositori alla carriera delle donne in avvocatura con obiezioni di carattere medico e giuridico.
Lidia Poët non si arrese mai: continuò l’attività legale pur senza poter patrocinare nei tribunali e fu sempre molto attiva nel movimento internazionale delle donne. Vinse, seppur tardivamente la sua battaglia. Nel 1920, all’età di 65 anni, dopo che era entrata in vigore la legge 1176 del 1919 che permetteva alle donne di accedere ad alcuni pubblici uffici, riuscì finalmente a iscriversi all’Albo degli avvocati di Torino.

Gae Aulenti
Architetta e designer (Palazzolo Dello Stella 1927- Milano 2012)
Progettista tra le più audaci e versatili del secondo Novecento, protagonista di una fase di profonda evoluzione della cultura architettonica italiana. Il suo talento multiforme, trova soluzioni formali di calcolata ma visionaria espressività, calate in uno specifico contesto: dai mobili esterni, alle lampade (Pipistrello, Ruspa e Oracolo), ai progetti d’interni (showroom Olivetti a Parigi e Buenos Aires), ai lavori più celebri: il Musée d’Orsay a Parigi (1986) e Palazzo Grassi a Venezia (1986) cui seguono il Musée National d’Art Moderne al Centre Pompidou di Parigi (1985), il Museo Nacional d’Art de Catalunya di Barcellona (1996), le rinnovate Scuderie del Quirinale (1999), l’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo (2005), la risistemazione di Piazzale Cadorna a Milano (2000) con la sorprendente scultura Ago (di Oldenburg-Bruggen).
Esponente del movimento Neoliberty che promuove vie alternative al repertorio moderno congelato in forme ripetitive e scontate, si dichiara “interessata a progettare le differenze, piuttosto che l’omogeneità” nei campi del design, dell’architettura d’interni, del restauro, della progettazione di spazi pubblici.

Chiara Ferragni
Imprenditrice digitale (Cremona 1987)
Chiara Ferragni è un’imprenditrice, fashion blogger, influencer e modella. Nata a Cremona nel 1987, frequenta il liceo classico e si iscrive a Giurisprudenza in Bocconi, studi che lascia per dedicarsi alla sua attività di blogger e influencer. Nel 2009 crea The Blonde Salad, un progetto che la lancia come fashion influencer che viene trasformato in un magazine online nel 2016 per poi diventare una piattaforma di e-commerce e una Talent Agency. Nel 2013, intanto, Ferragni intraprende una carriera di designer e dà vita a Chiara Ferragni Collection, un brand che in poche stagioni evolve dalle iniziali calzature in total look, passando nel 2016 a un’espansione globale come pop-up store cui seguono nel 2017 flagship store nel cuore di città come Milano, Parigi, Shanghai, Hong Kong. Con quasi 30 milioni di follower su Instagram Chiara Ferragni è la regina italiana degli influencer e la rivista Forbes nel 2016 l’ha inserita nella lista dei 30 under 30 più influenti al mondo. Secondo le stime il suo patrimonio sarebbe attorno ai 40 milioni di dollari.

Greta Thunberg
Attivista per il clima, (Stoccolma 2003)
Greta Thunberg nasce a Stoccolma nel 2003. A soli 15 anni, nell’agosto 2018, inizia una protesta davanti al Parlamento svedese: ogni giorno dà vita a un sit-in invece di andare a scuola. È l’inizio dello “sciopero della scuola per il clima”, i “Fridays for future”, le manifestazioni per l’ambiente a cui aderiscono gli studenti di tutto il mondo. Una protesta che ha ispirato oltre 14 milioni di attivisti in 7mila città in tutti i continenti. Ragazzi di tutto il mondo sono scesi in piazza in modo pacifico per chiedere ai rispettivi governi un maggiore impegno per contrastare il cambiamento climatico e salvare il Pianeta.
Greta Thunberg ha manifestato davanti al Parlamento Europeo, in occasione del Rise for Climate, a Londra per l’Extinction Rebellion, ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite, ha incontrato capi di Stato e anche il Papa, ma è il suo intervento alla COP24 che diventa il manifesto della protesta per il clima: “Il mio nome è Greta Thunberg, ho quindici anni e vengo dalla Svezia.Molte persone dicono che la Svezia è solo un piccolo Paese e non importa quel che facciamo. Ma ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. E se alcuni ragazzi ottengono attenzione mediatica internazionale solo perché non vanno a scuola per protesta, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente. Ci avete ignorato in passato e continuerete a farlo. Siete rimasti senza scuse e noi siamo rimasti senza più tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no.”

Victoria De Angelis
Bassista italiana (Roma 2000)
Victoria De Angelis, “Vic” per gli amici è un’icona del nuovo millennio. Inizia a suonare la chitarra a 8 anni, alle scuole medie si avvicina al basso che diventerà il suo strumento. Nel 2015 con un paio di amici fonda la rock band a cui proprio Victoria dà il nome Måneskin che in danese significa “chiaro di luna”. Il genere proposto è pop-rock con influenze funk e reggae. Partiti dai marciapiedi di Roma, approdano a X-Factor, dove si piazzano secondi, vincitori del Festival di Sanremo nel 2021, si aggiudicano al successiva edizione dell’Eurovision Song Contest. Nello stesso anno la band è nominata miglior gruppo rock agli Mtv European Music Awards. Nel 2023 pubblicano il terzo album Rush! che segue Teatro d’ira (2021) e Il ballo della vita (2018).

Bebe Vio
Schermitrice (Venezia 1997)
Beatrice (Bebe) Vio nasce a Venezia il 4 marzo del 1997. Inizia a tirare di fioretto già a 6 anni, dimostrandosi subito molto portata. Nel 2008, all’età di 11 anni, viene colpita da una meningite fulminante che le causa una grave infezione del sangue con gravi conseguenze che portano all’amputazione di tutti e quattro gli arti. Non si abbatte e, affiancata dall’Associazione art4sport Onlus, decide di tornare in pedana. Due anni dopo nel 2010 disputa la sua prima gara ufficiale a Bologna e da allora in un crescendo di risultati non si è più fermata. Tutto per lei è speciale: la pedana, la carrozzina, le protesi e anche lo spogliatoio attrezzato in modo specifico. Al suo coraggio e alla sua determinazione si sono unite la caparbietà dei progettisti del Centro protesi dell’Inail di Vigorso di Budrio (BO) e di quelli dell’Arte Ortopedica di Budrio (BO) con la preziosa collaborazione della Otto Bock Italia. Tre diversi prototipi sono stati testati dall’atleta prima di arrivare alla soluzione ottimale. È la prima atleta al mondo a gareggiare con protesi a tutti e quattro gli arti. Stellare il suo palmares:
2014: Coppa del Mondo di Lonato; Fioretto individuale: bronzo; Campionati Assoluti ad Acireale; Fioretto individuale: oro; Campionati Europei a Eger; Fioretto individuale: oro; Fioretto a squadre: oro.
2015 – Coppa del Mondo: 1ª assoluta (ha partecipato a 5 gare: 5 ori); Campionati Italiani Assoluti a Torino – Italia: Fioretto individuale: oro; Campionati Mondiali a Eger – Ungheria: Fioretto individuale: oro; Fioretto a squadre: oro.
2016 – Coppa del Mondo a Eger – Ungheria: Fioretto individuale: oro (Questa è l’ottava Coppa del Mondo vinta consecutivamente); Campionati Europei a Casale Monferrato: Fioretto individuale: oro; Fioretto a squadre: argento; Paralimpiadi di Rio de Janeiro: Fioretto individuale: oro; Fioretto a squadre: bronzo; Coppa del Mondo a Pisa – Italia; Fioretto individuale: oro. Arriva così 1ª assoluta, vincendo la sua terza Coppa del Mondo consecutiva nel fioretto individuale paralimpico categoria B.
2017 – Coppa del Mondo: 1° assoluta (ha partecipato a 4 gare: 4 ori); Coppa del Mondo a Eger – Ungheria: fioretto individuale: oro; fioretto a squadre: oro; Campionati Italiani Assoluti a Gorizia – Italia: fioretto individuale: oro; Coppa del Mondo a Varsavia – Polonia: fioretto individuale: oro; Campionati Mondiali a Roma – Italia: fioretto individuale: oro; fioretto a squadre: oro.
2018 – Coppa del Mondo a Eger – Ungheria: fioretto individuale: oro; Coppa del Mondo a Pisa – Italia: fioretto individuale: oro; fioretto a squadre: oro – Campionati Italiani Assoluti a Milano – Italia: fioretto individuale: oro; Coppa del Mondo a Varsavia – Ungheria: fioretto individuale: oro; Campionati Europei di scherma integrata a Jesi – Italia: fioretto individuale: oro; Campionati Europei a Terni – Italia: fioretto individuale: oro; Coppa del Mondo a Tblisi – Georgia: fioretto individuale: oro; Coppa del Mondo a Kyoto – Giappone: fioretto individuale: argento.
2019 – Coppa del Mondo a Sharja – Emirati Arabi: fioretto individuale: oro; fioretto a squadre: oro; Coppa del Mondo a Pisa – Italia: fioretto individuale: oro; Coppa del Mondo a San Paolo – Brasile: fioretto individuale: oro; fioretto a squadre: oro; Campionati Italiani di Palermo – Italia: fioretto individuale: oro; Coppa del Mondo a Varsavia – Polonia: fioretto individuale: oro; Mondiali a Cheongju – Corea del Sud: fioretto individuale: oro; fioretto a squadre: bronzo.
2020 – Coppa del Mondo a Eger – Ungheria: fioretto individuale: bronzo; fioretto a squadre: oro; sciabola individuale: 8° posto.
2021 – Paralimpiadi di Tokyo – Giappone: fioretto individuale: oro; fioretto a squadre: argento.

Alda Merini
Poetessa (Milano 1931 – ivi 2009)
Alda Merini inizia giovanissima a comporre liriche. Segnalata dal critico Giacinto Spagnoletti, nel 1950 pubblica due poesie (Il gobbo e Luce) nell’antologia di Poesia italiana contemporanea. Frequenta il mondo letterario milanese dove conosce, fra gli altri, Giorgio Manganelli, David Turoldo, Maria Corti, Luciano Erba. Nel 1953 esce la sua prima raccolta: La presenza di Orfeo. A cui seguono Paura di Dio (1955), Nozze romane (1955), Tu sei Pietro (1961): sono anni intensi, già minati però dal disagio che la porterà all’internamento nel manicomio Paolo Pini, dove resterà, con alterne vicende, dal ’65 al ’72. A questo punto la sua poesia cambia registro e diventa più intensa. Nel 1984 pubblica Terra Santa, che nel 1993 le vale il premio Librex Montale. Con L’altra verità. Diario di una diversa (1986) inizia la produzione in prosa, in cui narra la devastante esperienza dell’internamento. Segue una produttiva ripresa artistica con le raccolte Vuoto d’amore (1991), Ballate non pagate (1995), La volpe e il sipario (1997), Fiore di poesia 1951-1997 (1998), Superba è la notte (2000), La clinica dell’abbandono (2003) e infine Nel cerchio di un pensiero (2005). Oltre a una serie di opere in cui sviluppa un intenso dialogo con l’immaginario biblico-cristiano: L’anima innamorata (2000) dedicata a Padre David Maria Turoldo; Corpo d’amore. Un incontro con Gesù (2001) con prefazione di Gianfranco Ravasi; Magnificat. Un incontro con Maria (2002); La carne degli angeli (2003); Poema della croce (2004), dedicato a Giovanni Raboni e con prefazione di Ravasi; Cantico dei Vangeli (2006); e infine Francesco. Canto di una creatura (2007), Mistica d’amore (2008) e Padre mio (2009).
Merini ricucì la sua vita interrotta dall’internamento elaborando un nucleo dove il dramma esistenziale intreccia l’ispirazione religiosa, generando una poesia carica di forza visionaria. La parola poetica è una sorta di oracolo a cui la poetessa non può sottrarsi, riscrivendo il verso di W. Shakespeare: La vita è una poesia narrata da un folle.

Rita Levi Montalcini
Neurobiologa (Torino 1909 – Roma 2012)
Nata nel 1909 a Torino, Rita Levi-Montalcini si è dedicata allo studio dello sviluppo del sistema nervoso, che ha perfezionato negli Stati Uniti dove ha vissuto per trent’anni. Ha scoperto il Nerve growth factor o NGF («Fattore di crescita dei nervi»), una proteina prodotta dalle cellule nervose di cui dirige il differenziamento e lo sviluppo, scoperta che le ha valso il premio Nobel nel 1986.
Da subito deve misurarsi con pregiudizi e difficoltà. In famiglia il padre non ostacola ma non approva la sua scelta di dedicarsi agli studi. Dopo il 1938 è costretta a lasciare l’università e l’Italia a causa delle leggi razziali. Rientrata in Italia nel 1944 diventa medico delle Forze Alleate e nel 1947 viene invitata negli Stati Uniti dal professor Viktor Hamburger, biologo della Washington University di St. Louis. Professore associato, poi titolare all’università Washington, dove rimane fino alla pensione nel 1977, fonda nel 1961 a Roma un gruppo di lavoro presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, nel quale dirige il Laboratorio di biologia cellulare dal 1969 al 1979.
“The Queen” – come la chiamano i colleghi dell’Università Washington – spicca per il carattere: «minuta, ma passo svelto, schiena dritta, mento alto e occhi verdi che non avevano paura di nessuno». Femminista, progressista, battagliera, dopo il Nobel diventa celebre anche in Italia, e un’icona di molte battaglie civili: «Non mi sono sposata perché non avevo tempo. Gli uomini mi piacciono, ma se non posso lavorarci insieme, mi annoio». Nel 1992 crea una fondazione per aiutare con borse di studio le studentesse africane, e nel 2001 viene nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
L’importanza delle neurotrofine è stata confermata, anche per quanto riguarda lo studio e la cura di malattie quali il morbo di Alzheimer, le malattie da stress, le neuropatie e altre malattie del sistema nervoso.

Marina Abramović
Artista (Belgrado 1946)
Artista concettuale serba, frequenta le accademie di Belle Arti di Belgrado e di Zagabria. Usa il corpo come strumento artistico e si dedica all’arte performativa svolgendo la sua ricerca sui limiti fisici e mentali della propria persona (serie Rhythms, 1970-74). Dal 1975 al 1988 si stabilisce ad Amsterdam con il compagno Ulay, insieme scrivono il manifesto Art Vital, che stabilisce la direzione della loro pratica artistica. Attraverso sofferte esperienze fisiche, psichiche e spirituali, elaborano diverse performance: Relation in movement, Biennale di Venezia, 1976; Anima mundi e Modus vivendi, 1983. Attraverso il contatto con culture diverse e lunghi viaggi in India, Australia, Tibet e Cina i due artisti realizzano la serie Nightsea crossing, 1981-84 e The Great Wall walk 1988, dove, partendo dagli estremi opposti, percorrono la Grande Muraglia cinese (titolo dell’opera The Lovers). In seguito, Abramović prosegue da sola la sua ricerca con una serie di sculture, Transitory Objects, che coinvolgono lo spettatore (Green dragon, 1988; Black dragon, 1990). Installazioni e performances diventano sempre più complesse: Biography (1989-94), intreccio tra la sua vita e la produzione artistica; The public body (2001); Balkan erotic epic (2006), dedicato all’erotismo nella cultura popolare serba; The artist is present (2010), performance radicale sul tempo e sullo sguardo da cui nel 2012 il regista M. Aker realizza un film. Nel marzo 2012 il PAC di Milano ospita la performance The Abramović method, in cui il pubblico viene stimolato a compartecipazione all’esperienza artistica attraverso installazioni interattive. Nello stesso anno il MoMA di New York inaugura la grande retrospettiva The Artist is Present, con molte re-performance delle sue opere e per l’intera durata della mostra propone la nuova e intensa The Artist is Present. Nel 2010 l’artista fonda il Marina Abramović Institute (MAI), per creare una piattaforma teorica e pratica di arte performativa.
Insegnante presso la Hochschule für bildende Künste di Braunschweig, Abramović ha presentato le sue opere nelle più importanti rassegne internazionali, ottenendo prestigiosi riconoscimenti: Gran premio della Biennale di Venezia, 1997; Niedersachsischer Kunstpreis, 2003; New York Dance and Performance Award, 2003. Nel 2016 il regista M. Del Fiol ha girato il documentario biografico The space in between: Marina Abramović and Brazil, intenso resoconto del viaggio in Brasile effettuato dall’artista per indagare le relazioni tra creatività e spiritualità. Nello stesso anno esce l’autobiografia Walk through walls, scritta in collaborazione con J. Kaplan. Tra le mostre più recenti dell’artista Marina Abramović. Estasi, 2020 nella Sala delle carceri di Castel dell’Ovo (Napoli), e la mostra Site-specific Gates and portals del 2022-23 alla Modern Art Oxford.

Marjane Satrapi
Fumettista e regista (Rasht 1969)
Nata in Iran, Marjane Satrapi è l’autrice di Persepolis, la graphic novel che racconta con umorismo la storia della sua vita e del suo Paese nel periodo compreso tra la caduta dello Scià e l’affermarsi della teocrazia khomeinista. Persepolis è il primo fumetto autobiografico sulla storia iraniana. Scritta con l’intento di “ribattere ai pregiudizi sul mio Paese senza essere interrotta”.
La storia di Marjane è “interrotta” più volte. A 15 anni i genitori le fanno lasciare l’Iran, sottoposto al regime Khomeinista, per andare a studiare a Vienna. Nel 1988, a 19 anni, rientra a Teheran dove frequenta la facoltà di Belle Arti: deve imparare a disegnare modelli interamente coperti dallo chador. Terminati gli studi, a ventidue anni, lascia di nuovo l’Iran e si trasferisce prima a Strasburgo, per studiare arte, e poi a Parigi. Nella capitale francese frequenta il movimento d’avanguardia della Nouvelle bande dessinée.
Nel 2001 crea Persepolis: la vita di una bambina, i giochi, i primi giorni di scuola, la scoperta della musica e del rock sullo sfondo dell’ascesa del fondamentalismo religioso in medio oriente in una città martoriata dalla guerra e dalle persecuzioni politiche. La drammaticità degli eventi è sempre mediata attraverso gli occhi ingenui e al tempo stesso ironici della piccola, e poi giovane donna, Marjane. L’autrice con un disegno semplice e immediato, volutamente naif e talvolta elementare, ma molto efficace pone il problema della repressione e della mancanza di libertà di pensiero e di parola nell’Iran del regime. Dopo Persepolis (2001) Marjane pubblica Taglia e cuci (2003) e Pollo alle Prugne (2004) con il quale vince l’Oscar del fumetto al festival internazionale di Angoulême.
Nel 2008 esce il film d’animazione tratto da Persepolis, scritto e diretto da Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, un “cartone” vivo ed emozionante prodotto da uno studio d’animazione con più di 50 collaboratori. Il film è stato candidato al premio Oscar nel 2008 e distribuito in Francia, in Italia e negli Stati Uniti.

Maria Montessori
Pedagogista (Chiaravalle 1870 – Noordwijk 1952)
Maria Montessori si laurea in medicina a Roma. Sviluppa un proprio metodo pedagogico facendo tesoro dell’esperienza presso una scuola ortofrenica e in seguito presso la prima Casa dei Bambini per figli di operai. Il metodo Montessori si occupa dell’educazione del bambino dalla nascita all’età adulta e contempera le esigenze di libertà e di disciplina: l’insegnante è solo il mediatore che favorisce la voglia di fare, innata nel bambino, deve perciò sapere osservare, fornire il materiale adatto e saper tacere. Il successo del suo metodo di pedagogia scientifica la conduce all’estero per soggiorni d’insegnamento in Inghilterra, Spagna, Olanda, Austria, Argentina. Il metodo viene introdotto nelle scuole italiane dal 1924 al 1934, quando le divergenze politiche con il regime fascista fanno sì che Montessori lasci l’Italia. Insieme al figlio Mario, nato fuori dal matrimonio, rientrerà in Europa nel 1946. Seguono anni di riconoscimenti e conferenze fino alla sua morte avvenuta nel 1952.

VISONARIE – Mostra di ritratti al femminile
Dal 6 al 26 marzo 2023 nella galleria del Centro Commerciale Il Borgogioioso di Carpi
Credits:
Un progetto esclusivo Negrini e Varetto
Illustrazioni di Emanuele Simoncini
Curatela Maria Grazia Neri
Da un’idea di Claudio Varetto
Direzione Creativa di Massimo Negrini
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